MATERIALI UTILI

FOGLIO EXCEL PER ANALISI GRAMMATICALE

Qualcuno ha messo a frutto il suo ingegno per aiutare chi si trova in difficoltà con l’analisi grammaticale, e ha messo online a disposizione di tutti la sua idea (vedi Aiuto dislessia).

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Si tratta di un file Excel che riporta sul Foglio 1 una tabella dove scrivere la frase da analizzare e successivamente, per ogni riga di Excel, le singole parole.

Primo vantaggio: se digito una volta “nome comune di cosa, maschile, singolare”, la prossima volta che inizierò a scrivere “nom…”, mi apparirà l’intera stringa, così potrò limitarmi a correggere solo quello che avrò di differente: che ne so, femminile piuttosto che maschile. Vale per tutte le definizioni: verbi, aggettivi, avverbi.

Seconda cosa, nei fogli successivi ho il riassunto del libro di grammatica: Foglio 2 tabella con tutti i tipi di articolo, Foglio 3 tutti i tipi di nomi, Foglio 4 gli aggettivi e così via. Il tutto sotto forma di icone fumetto, rappresentanti matite colorate, per rendere apprezzabile l’analisi grammaticale.

Il lavoro nasce per i bambini con disturbi degli apprendimenti, dal momento che sta sul sito di Aiuto dislessia (alleggerisce il lavoro frustrante della scrittura prolungata), però a mio avviso può aiutare tutti i bambini. Provare per credere. Grazie a chi ha creato e a chi ha messo online!

TABELLINA CINESE

Se penso alle tabelline mi viene male! Chissà quante volte ci ha anche solo sfiorato questo pensiero. Siamo sinceri. Ma quanti numeri devo memorizzare! Ebbene, dipende dal punto di vista. Perché se guardo la tavola pitagorica, escludendo la tabellina dello zero e quella dell’1, devo memorizzare 81 numeri, ma parecchie combinazioni si ripetono. Per intendersi, perché studiare 6×4, se so già 4×6? Si chiama proprietà commutativa, per i “dotti”. Ed ecco qui sotto la versione della tavola pitagorica alleggerita (che fa meno spavento). Ci ha pensato maestra Antonella nel suo sito e i numeri si dimezzano: TABELLINA CINESE.

METODO CAMILLO BORTOLATO

Camillo Bortolato è un maestro speciale. Uno che non si accontenta di insegnare alla classe, ma vuole insegnare a tutti. In apparenza sembra che abbia detto la stessa cosa, ma non è. Il metodo di insegnamento può andare bene per 23 bambini su 24, ma se ce n’è uno che non capisce, qualche insegnante lo perde per strada, qualcun’altro cambia sistema, studia, cerca un metodo nuovo. Questo ha fatto Camillo Bortolato che ha inventato il metodo analogico, per insegnare la matematica anche a chi la percepisce fuori dagli schemi soliti. Fatevi un giro nel suo sito www.camillobortolato.it o guardatevi qualche suo video su youtube e capirete.

Io intanto mi limito a consigliarvi (precisando che non siamo parenti!) un suo libricino. Si intitola “Analisi grammaticale e logica al volo”. La cosa che lo rende interessante sono le strisce riassuntive da appendere al muro, utilissime per l’analisi grammaticale e logica per semplificare il mare d’informazioni che richiede di memorizzare l’analisi grammaticale.

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Ecco la striscia di Analisi grammaticale al volo appesa in camera di mio figlio

Per altro materiale utile per la scuola e i compiti vi rimando ai LINK UTILI PER LA SCUOLA che trovate a fondo pagina.

LIBRI SCHEDA

ALTRI LIBRI?

Ci sono già i libri di scuola, direte voi, non ci vorrai consigliare di comprare altri libri? Si, se i libri di scuola si perdono in definizioni complicate. Perché questi libri, de La Fabbrica dei Segni e distribuiti da IL MELOGRANO, sono quaderni coi ganci fatti di schede riassuntive, adatte ad essere appese in bacheca al bisogno. Io ho avuto modo di comprare e provare quello d’inglese, “I love English, e quello d’italiano, “Il quadernino delle regole d’italiano”, e li ho trovati entrambi utilissimi. In particolare quello di italiano è stato aperto e “sganciato” più volte, per usufruire delle preziose schede per l’analisi grammaticale. So che esistono anche per matematica, storia e altri. Vi rimando perciò al sito della casa editrice.

Prendendo spunto da questa idea del libro-scheda ne ho fatto uno anch’io per la geometria. Potete copiare l’idea con l’argomento che più desiderate. Ecco come ho fatto: ho preso un libretto portafoto qualunque, di quelli formato cartolina che il fotografo bravo regala,  e l’ho riempito con schede fatte da me; nel mio caso, tabelle con formule di area/perimetro, figure geometriche e altre cose. Qui sotto alcune foto.

FOTO1      FOTO2

NASCITA DI UN LOGO

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MAMMA TROTTOLA

Questo è il nome che ho dato al logo di questo blog. E’ un logo casalingo, nel senso di “fatto in casa”, dalla sottoscritta. Che ne dite? Ci rappresenta abbastanza? In certe giornate avremmo proprio diritto a un bel diploma in Mammalogia!

A proposito, guardate l’immagine qui sotto, trovata online. Io la reputo molto azzeccata. Peccato che i datori di lavoro non la pensino come me.

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Complimenti a chi l’ha ideata! Non ho trovato l’autore.

COME RICORDARE I LUNGHI ELENCHI DI NOMI

A volte basta una lampadina che si accende al momento giusto, e si trovano soluzioni banali ma utili. Voglio dirvi di un tecnica usata con mia figlia, chiacchierando dopo colazione, per ricordare le industrie della pianura. Molto semplicemente le ho fatto notare, “Ti sei svegliata e ti sei vestita (industria tessile), hai fatto colazione (alimentare), stai mettendo le scarpe (calzaturiera) e poi andrai a scuola in macchina (meccanica).”

Le immagini rafforzano il ricordo. Nel capitolo ANCORA SUGLI SCHEMINI vi dicevo che le immagini (meglio se buffe) possono aiutare a memorizzare i nomi. Così abbiamo fatto io e mio figlio per ricordare i fiumi, monti, città e altro delle regioni d’Italia. Ma con l’aggiunta di un gioco che può essere utile anche per tutte le volte che ci sono lunghi elenchi di nomi da ricordare, soprattutto se vostro figlio è un tipo fisico che non sa star fermo alla scrivania.

Lo studio delle regioni d’Italia, ahimè, prevede una serie di memorizzazioni noiose e impossibili per chi ha difficoltà di apprendimento. Per ogni regione, una a settimana, ci si trova perciò a memorizzare i nomi dei fiumi, i laghi, i monti, le città, le industrie, i prodotti agricoli, i luoghi di interesse artistico e altre cose ancora. Ho proposto allora un gioco a mio figlio. Ogni stanza del piano primo di casa nostra (la zona notte) sarebbe diventata una regione (quelle da studiare in quel periodo). Ecco qui sotto come sono le nostre stanze normalmente …

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…ed ecco ancora come le abbiamo ri-nominate.

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Per ogni stanza abbiamo preparato diversi bigliettini, con i nomi da ricordare: le montagne in marrone, i fiumi in azzurro, i laghi in blu, gli elementi artistici in viola e così via. Per ogni foglietto abbiamo fatto un abbozzo di disegno che avesse collegamento con la parola: un semplice rigagnolo per un fiume, una chiesa per un Duomo. Poi c’erano cose più buffe per i nomi strani.

Abbiamo poi appeso con lo scotch i foglietti nelle stanze: al muro i monti, per terra i fiumi e laghi. I monti più alti, li abbiamo attaccati più in alto. Laghi o fiumi che stavano in più regioni venivano ripetuti.

Per farvi qualche esempio, il Monte Bianco è stato attaccato in un angolo vicino al soffitto, il Teatro la Scala di Milano è stato messo sui gradini della scala che va in soffitta, il fiume Po che attraversa la Lombardia ma che è anche in Piemonte e Veneto, lo abbiamo appiccicato due volte: sul pavimento tra la camera dei genitori e la scala e tra scala e bagno. E’ stata una faticaccia, ma ne è valsa la pena. Ogni volta che domandavo a mio figlio i monti e laghi di una regione, lui ricordava il foglietto appeso sull’armadio o sulla specchiera e rispondeva giusto.

Ma voi cosa ne pensate? Avete qualche trucchetto da condividere per ricordare i lunghi elenchi? Scrivetemi, sarò contenta di darvi spazio.

L’IMPORTANZA DEGLI SCHEMINI

COME SI FANNO E COSA SONO GLI SCHEMINI

Studiare è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Ok, sto degenerando! Non è proprio così brutto studiare, ma farlo con gli schemini per qualcuno è meglio.

Intanto per farli sarebbe meglio partire da una buona lettura, sottolineare o evidenziare le cose più importanti. C’è chi dà dei titoli alle sequenze (i paragrafi) e studia già meglio così. Oppure chi prende un bel foglio bianco e disegna lo schemino. Può avere diverse forme: modello “albero genealogico”…

MAPPA FRIULI

….a “raggiera”, con il titolo principale nel mezzo e tutto attorno i sotto argomenti a lui legati a raggiera, appunto…

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…sotto forma di elenco…

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….con schizzi e disegni che accompagnano scritte o a forma di fumetto. C’è chi si serve di ritagli di immagini prese da riviste, per accompagnare meglio un concetto.

L’importante sarebbe che a questa stesura partecipasse il bambino interessato, visto che deve poi trovarlo utile lui. Noi dobbiamo aiutarlo cercando di focalizzare i concetti chiave, per non disperdere energie, e cercando quel minimo di ordine che possa rendere lo schemino rileggibile a distanza di tempo senza l’interprete. Se lo si fa con curiosità e senza metter fretta, diventa un bel gioco che fa amare di più lo studio e questo è a nostro vantaggio.

Le mappe sono state prese dal sito il paradiso delle mappe

ANCORA SUGLI SCHEMINI

Le immagini e i disegni che accompagnano uno schemino o mappa concettuale possono essere fondamentali, e nel farli ci si può anche divertire. Ecco alcuni esempi che mi sono stati raccontati. Su una mappa fatta da un bambino i Visigoti erano raffigurati da un viso, gli Ostrogoti da un mostro (con accanto la scritta M-ostrogoti), i Latini avevano una lattina e così via.

Se lasciate spazio ai bambini, di immagini divertenti ne saltano fuori. Non c’è da stupirsi se accanto alla voce Basilica di San Vitale c’è un raffigurato un ditale, o per ricordare il monte Saccarello è stato disegnato un sacco, o ancora se la Cappella degli Scrovegni ha accanto il bel muso di una scrofa e per il Tagliamento c’è una forbice che sembra tagliare il mento di un poveretto. Tutto fa brodo! Sono ottimi metodi per ricordare lunghi elenchi di nomi come possono essere i fiumi e monti delle regioni d’Italia.

Ma sugli elenchi e come ricordarseli meglio, vi rimando all’articolo COME RICORDARE I LUNGHI ELENCHI DI NOMI.

Ma voi cosa ne pensate? Avete un’esperienza da condividere? Scrivetemi, sarò contenta di rispondervi o anche solo di darvi spazio.

 

COMPITI SI, COMPITI NO

DUBBIO CON LIBRO E SMILE

SONO PROPRIO NECESSARI?

Ogni tanto si riaccende questo dibattito. Ma sono proprio necessari i compiti a casa? Non è sufficiente l’orario scolastico per imparare? Ovviamente no. Anche noi adulti quando frequentiamo un corso, poi se non studiamo a casa un pochino mica lo passiamo l’esame. Però, certo a volte i compiti sono troppi, o si accavallano: nello stesso giorno devo prepararmi per l’interrogazione di storia, quella d’inglese e la verifica di mate. Ahaaaaa!!!!(urlo di terrore).

Poi ci sono i DSA (bambini con disturbi degli apprendimenti), che dovrebbero averne di meno, ma che si fa finta di dimenticarsene.

Certo senza i compiti a casa non avremmo avuto l’occasione di verificare che quella cosa a scuola nostro figlio non l’ha proprio capita e, se la maestra non se n’è accorta, sta a noi spiegargliela meglio. E qui, sento già i vostri commenti di disapprovazione. Spiacente, la scuola a volte è un carrozzone malandato, dobbiamo farcene una ragione.

E i compiti delle vacanze? Quelle estive sono lunghe e proprio senza far niente non si può stare ma, se vacanza è, almeno a Natale e Pasqua un riposino ce lo fate fare? C’è chi consiglia solo un buon libro di narrativa e nulla più, naturalmente non è l’insegnante dei nostri e vostri figli, ma pazienza. Nonostante i compiti delle vacanze, gli anni passano e siamo ancora vivi, un po’ stressati, genitori e figli, ma vivi. Perciò a mio avviso continuerà tutto così. Tra parentesi, noi mamme, non me ne vogliano i papà, ma spesso siamo noi a seguire i figli nei compiti, dicevo, noi mamme non è che abbiamo soltanto da assistere i nostri figli nei compiti. E qui vi rimando all’articolo NASCITA DI UN LOGO.

Scrivete, sarò contenta di darvi spazio.

COMPITI, MA QUANDO? CONSIGLI PRATICI

TEMPO

L’ORARIO

Se per voi l’orario ideale dei compiti sarebbe le 3 del pomeriggio, ma per vostro figlio sarebbe “mai”, forse è il caso di capire perché. Magari dopo pranzo fa comodo a noi, ma per il bambino potrebbe essere il momento più letargico e se, rimandando, rimandando, si siede alla scrivania e prende finalmente in mano la biro soltanto dopo un’ora d’insistenze, forse l’orario va rivisto.

Ognuno di noi è diverso. E’ importante capire qual’ è l’orario in cui vostro figlio “rende” meglio. Inutile spiegargli le espressioni mentre si sloga la mascella dagli sbadigli.

D’altra parte anche noi adulti abbiamo il nostro orario ideale: c’è chi rende meglio la mattina presto, chi la sera tardi. Certo bisogna mediare un pochettino, se vostro figlio pretende di fare i compiti di matematica alle 10 di sera. A me capita col mio “pargolo” undicenne che purtroppo a quell’ora è pure più attento e veloce del solito!

GIOCARE D’ANTICIPO

Quando i compiti cominciano ad essere tanti è assolutamente necessaria una “tabella di marcia”, con indicati i giorni di scuola della settimana, magari appesa al muro vicino alla scrivania. Useremo pennarelli di diverso colore per le diverse materie.

L’ideale sarebbe avere due tabelle, una dove indicare i compiti scritti da fare e una con le materie da studiare e le eventuali verifiche. Indicheremo dove (sul quaderno o sul libro) si trovano le pagine da studiare e quante sono in tutto, così da programmare meglio lo studio.

Se ci sono dieci pagine di storia e una settimana di tempo, meglio studiare 2 pagine al giorno e tenersi un paio di giorni finali per un ripasso.  Sembrano consigli scontati, ma spesso gli “altri compiti” impediscono di giocare in anticipo, perciò bisogna farsi furbi, e in questo le mamme possono essere decisive.

Non demoralizziamoci se i nostri figli non sanno ancora organizzarsi, a 9, 10, 11 (l’età mettila tu) anni. Ci si arriva pian pianino e noi possiamo dare loro una mano a capire alcuni meccanismi.

Qui sotto due proposte di calendari delle lezioni fatte da me!

CALENDARIO SETTIMANALE ORARI LEZIONE

CALENDARIO SETTIMANALE VUOTO

PAUSE

Ho imparato la loro importanza con mio figlio. Indispensabili per tutti noi, le pause (ogni mezz’ora, l’ideale) sono vitali per un bambino DSA che si stanca maggiormente. Certo quando il tempo è poco, la pausa sembra tempo perso ma serve per ristabilire serenità e la serenità ricarica. Due chiacchiere bastano: quella cosa che è successa oggi a scuola, l’invito dell’amico del cuore… Oppure una passeggiata per la casa o per la camera, due salti sul letto, un giro in bagno, un abbraccio alla mamma. Tensione scaricata, si ricomincia, via.

Ma voi cosa ne pensate? Avete un’esperienza da condividere? Scrivetemi, sarò contenta di rispondervi o anche solo di darvi spazio.